Reshoring

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Per Tiziana Crociani, founder della Ti STYLE iT  ‘Il fenomeno del “reshoring” di cui si sente parlare molto in questi giorni e proposto fortemente da ESG89 Group, solleva una questione particolarmente interessante quanto contraddittoria rispetto allo scenario economico globale, necessariamente condizionato dalla profonda delocalizzazione di lavorazioni avvenuta nell’ultimo ventennio principalmente verso i paesi asiatici ed est europei.

Molte imprese stanno valutando ed alcune lo stanno già facendo, un rientro in patria e quindi una riallocazione interna o limitrofa delle proprie attività.
La volontà e la necessità sono sicuramente legate ad esigenze di controllo del prodotto, di servizio, di qualità, di credibilità e di tempistiche.
Tuttavia il reshoring necessita di essere inserito in un contesto macroeconomico e sociale molto più esteso. Alla base della delocalizzazione da parte delle imprese delle proprie attività vi è uno dei fenomeni più importanti dell’ultimo secolo: la globalizzazione.

Proprio il fenomeno della globalizzazione ha infatti messo in moto un processo attraverso il quale i mercati e le produzioni sono diventati sempre più interdipendenti.

Alla luce di questo, la marcia indietro risulta sicuramente non di facile attuazione.

Anche il settore della moda è in linea con la nuova esigenza del ‘reshoring’ dei prodotti per varie necessità: la qualità, la riscoperta del brand made in Italy – anche alla luce delle imprescindibili norme di sicurezza Ue che impongono l’indicazione di origine di tutte le merci – il controllo della filiera produttiva legate alle necessità di sostenibilità e per le tempistiche di consegna sempre più stringenti da parte dei clienti.

Sicuramente puntare su prodotti di eccellenza, di stile, di alta tecnologia dovrebbe essere una strategia vincente affiancata ad una maggiore attenzione al sostegno del made in Italy sia per soddisfare la domanda interna sia per aumentare l’esportazione dei nostri prodotti.
Visto l’attuale momento drammaticamente critico a livello mondiale, un rientro delle produzioni nel nostro paese sarebbe a maggior ragione auspicabile.

Ciò nonostante, credo che molti prodotti difficilmente potranno uscire da una logica economica e di marginalità.
Il mercato si è infatti assuefatto ad un livello di posizionamento tale che non sarebbe facile gestire un aumento del prezzo legato al costo del lavoro che influenzerebbe necessariamente i listini.
Diversa invece è la considerazione da fare su prodotti da ritenersi “strategici”, come ad esempio in questo periodo sarebbero i ventilatori polmonari, mascherine, DPI: ovvero tutti quei prodotti che dovrebbero prescindere da una logica di mercato e di marginalità.

A questo proposito sarebbe interessante capire quali potrebbero essere tali prodotti strategici che ci permetterebbero di essere il più possibile indipendenti e di non risentire degli effetti negativi di una globalizzazione che comunque porta anche effetti benefici vista la vocazione all’export che caratterizza le economie mondiali attuali.
Alla luce delle varie considerazioni fatte, seppur auspicabile, credo che sia attuabile in maniera fattiva un processo di “reshoring diffuso” circoscritto ed intelligente’.

 

Articolo completo: https://www.cuoreeconomico.com/reshoring-globalizzazione-programmazione/